Sono più di un semplice luogo di ritrovo: fra le boiseries di un Public House, abbreviato nel più familiare pub, si può chiacchierare, fare colazione, giocare a carte. In realtà in questi angoli d’Inghilterra, soprattutto nei pub di Londra, si concludono affari importanti, si parla di arte e cultura, si può assistere a spettacoli dal vivo, in alcuni casi anche pernottare. Le insegne colorate dei pub sono da secoli i veri landmark del paesaggio britannico e restano fra le realtà custodite nella memoria del visitatore straniero. Anche il trascorrere del tempo non ha scalfito il loro fascino e il desiderio di replicare e affermare una storia gloriosa, anche architettonica, è una delle chiavi del loro successo.

Section 1.10.32 of “de Finibus Bonorum et Malorum”, written by Cicero in 45 BC
«In inglese la parola “Audley” significa “vecchio amico” e il pub è stato un vecchio amico per chi vive e lavora a Mayfair, fin dalla sua apertura in epoca edoardiana» precisa Ewan Venters, amministratore delegato di Hauser & Wirth e Artfarm. «Volevamo rimanesse tale. Questa zona è brulicante di cultura e di Storia, e quale posto migliore per far sì che queste tradizioni continuino? La risposta: un pub come Audley, senza dubbio».
Con uno stile audace e senza tempo, Luis Laplace ha integrato architettura, arte e design, lavorando in sinergia con gli artisti e lasciando che le lo loro opere occupassero totalmente la scena. Oltre al sinuoso bar in mogano, a colpire l’occhio del visitatore è soprattutto il soffitto, uno degli interventi più indovinati dell’interior designer. Installazione di ceiling art commissionata all’artista britannica Phyllida Barlow, presenta un mosaico di carta dipinta a mano in una gamma di colori vivaci, ispirati alla curvatura delle finestre del locale, una scelta
1914 translation by H. Rackham
“But I must explain to you how all this mistaken idea of denouncing pleasure and praising pain was born and I will give you a complete account of the system, and expound the actual teachings of the great explorer of the truth, the master-builder of human happiness. No one rejects, dislikes, or avoids pleasure itself, because it is pleasure, but because those who do not know how to pursue pleasure rationally encounter consequences that are extremely painful. Nor again is there anyone who loves or pursues or desires to obtain pain of itself, because it is pain, but because occasionally circumstances occur in which toil and pain can procure him some great pleasure. To take a trivial example, which of us ever undertakes laborious physical exercise, except to obtain some advantage from it? But who has any right to find fault with a man who chooses to enjoy a pleasure that has no annoying consequences, or one who avoids a pain that produces no resultant pleasure?”

